POSTE ITALIANE – La privatizzazione un regalo alla finanza un danno agli Italiani
POSTE ITALIANE LA PRIVATIZZAZIONE
UN REGALO ALLA FINANZA UN DANNO AGLI ITALIANI
La privatizzazione delle Poste è l’esempio di ciò che accadde quando un governo, debole e pressato dai conti pubblici, non è capace di tagliare le spese. Così facendo si svende un interesse collettivo in favore di interessi particolari. La Speculazione e la Finanza. L’operazione pare costruita su due principi: far contenti i sindacati, concedendo loro un implicito diritto di veto su qualunque modifica del contratto di lavoro; e non opporsi ad una classe dirigente che si è abilmente conquistata la benevolenza del governo, rischiando 70 milioni dei nostri soldi per coprire le perdite di Alitalia.
Se l’obiettivo fosse la massimizzazione dei proventi, la privatizzazione dovrebbe essere strutturata in modo diverso.
Essendo “Poste Italiane”:
- una grande banca (con BancoPosta) la maggiore del Paese per numero di sportelli;
- una compagnia di assicurazioni (con Poste Vita);
- il più grande gestore del servizio di spedizione;
- uno dei maggiori soci di Alitalia, oltre a possedere una propria compagnia aerea la Mistral Air;
Offre inoltre:
- il servizio di telefonia mobile con Poste Mobile, con 3 milioni di clienti;
- il servizio telematico allo Stato con Postel;
- il servizio di riscossione con Poste Tributi.
Le Poste Italiane hanno dunque un grande patrimonio immobiliare e finanziario.
Tutte queste attività sono state valutate e sono ben sfruttate?
Sono questi i motivi per i quali in Germania, Postbank è stata scorporata dalle poste prima della privatizzazione e venduta a Deutsche Bank, la stessa cosa è stata fatta in Gran Bretagna.
L’unica azienda in Europa che offre tutti questi servizi è la francese “La poste” , che infatti rimane al 100% pubblica.
Le Poste Italiane sono una ragnatela di posizioni dominanti e la nostra scarsa classe politica ha imboccato la strada di cui ci pentiremo amaramente, per l’ennesima volta.
Una classe politica che è riuscita per il bene dell’Italia, così si dice negli ambienti istituzionali, ma di certo non per il nostro bene, a creare un governo di coalizione che decide di privatizzare le Poste Italiane dopo aver privatizzato l’acqua, e che oggi non riesce ad approvare una legge sull’acqua pubblica nonostante il referendum votato da 27 milioni d’italiani e vinto.